BEATRICE: DALL’INFERNO
Olbia, 15.10.2026
La piccola Beatrice ha socchiuso le palpebre e ha aperto i suoi occhietti al mondo.
Beatrice mangia. Con una fame vorace, aggrappata alla tettarella con tutte le forze rimaste in quel corpicino minuscolo. È una piccola miracolata, l’unica superstite di cinque anime innocenti. Per tre di loro il tempo era già scaduto prima ancora di trovarli; il dolce Dante, il fratellino con cui ha condiviso l’agonia, il cuore ha ceduto nella notte, lasciando in noi un vuoto amaro e silenzioso.
La sua tata la allatta a orari impossibili, la scalda contro il petto, la coccola e le fa sentire il calore di quel battito che chi l’ha messa al mondo non ha potuto donarle. Ogni poppata è una vittoria, ogni grammo preso è una sfida vinta contro il destino infame che qualcuno aveva scritto per lei. Ma mentre guardiamo questa briciola lottare e salvarsi, il pensiero torna inevitabilmente indietro. Torna a quei fratellini che non hanno mai visto l’alba. E torna, con un dolore sordo e lacerante, alla loro mamma. Dov’è adesso quella cagna? In quale recinto freddo, legata a quale catena o chiusa in quale gabbia sta piangendo i suoi piccoli? Una madre a cui sono stati strappati i cuccioli appena partoriti, con le mammelle piene di latte e il cuore spezzato dall’angoscia, lasciata sola nell’indifferenza di chi considera gli animali poco più che attrezzi da lavoro o da caccia. Chi risponde della sofferenza silenziosa di quelle madri dimenticate?
Non ci stancheremo mai di ripeterlo: sterilizzare è un dovere morale, civile e umano. Continuare a far nascere vite per poi gettarle nella spazzatura è una vergogna che appartiene a un passato oscuro, che non ha alcuna giustificazione.
Piccola Beatrice, ora tocca a te. Cresci, fatti forte, vivi per te stessa e porta dentro di te anche il ricordo di Dante e degli altri tuoi fratellini. Noi siamo qui a vegliare ogni tuo respiro, insieme a tutte le anime, cani e gatti, che ogni giorno strappiamo all’abbandono per insegnare loro che l’amore, alla fine, vince sempre.
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Olbia, 10.10.2026
Dante non ce l’ha fatta. Durante la notte quel corpicino esausto ha smesso di lottare ed è diventato un piccolo angelo. Troppo tempo trascorso al gelo, sigillato in quel sacco maledetto senza respiro prima che avvenisse quel miracolo nel buio. Abbiamo provato di tutto, lo abbiamo scaldato, accudito, vegliato, ma il freddo e l’agonia gli sono entrati troppo a fondo nelle ossa.
Ora resta Beatrice. Combatte con un filo sottilissimo di forze, aggrappata alla vita con una tenacia che commuove e distrugge al tempo stesso.
E alla disperazione si unisce una verità ancora più atroce: guardando bene quel sacco alla luce del giorno, abbiamo visto che non era mangime per maiali. Era un sacco di cibo per cani. Una firma chiara, inconfondibile, che racconta una storia fin troppo nota nelle nostre campagne. Quasi sicuramente cani da caccia. Una cagnetta tenuta chissà dove e chissà come, lasciata intera, che si è accoppiata con un maschio “non gradito” al padrone. Cuccioli senza valore commerciale, senza utilità per chi vede gli animali solo come strumenti. E qual è stata la risposta di questo individuo? Sigillare cinque anime appena nate in un sacco e buttarle via nella notte, a morire soffocate nel fango e nel gelo.
Questo non è abbandono: è un assassinio commesso con la più totale, viscida vigliaccheria. Tre piccoli già morti all’arrivo. Dante volato via stanotte. Quattro vite spezzate dalla brutalità di chi non è capace di sterilizzare o di assumersi la responsabilità delle proprie azioni. E viene da chiedersi, con un brivido lungo la schiena: che inferno vivono gli altri animali rimasti nelle mani di un mostro del genere? Come vengono trattati i cani adulti, che fine fanno quando non servono più?
Noi siamo qui. Nel silenzio del rifugio, tra le emergenze che non finiscono mai, tra cani e gatti raccolti a pezzi che ogni giorno cercano di ritrovare dignità e fiducia, piangiamo Dante. Ma non ci arrendiamo.
Adesso ogni singola preghiera, ogni briciolo di speranza e ogni nostra energia sono concentrati su Beatrice. Piccola guerriera, resisti. Dimostra a questo mondo infame che la vita è più forte della crudeltà di chi ti voleva morta.
Corri libero piccolo Dante, perdonaci se siamo arrivati troppo tardi per salvarti da quell’inferno.

Olbia, 09.10.2026
Ore 20:00. Il telefono squilla, rompe quel poco di tregua che resta alla fine di una giornata già infinita.
In piena campagna, nel buio più fitto e desolato, un sacco. Uno di quelli grezzi, usati per il mangime dei maiali.
Dentro, cinque creature.
Cinque cuccioli gettati via come spazzatura da smaltire. Per tre di loro era già troppo tardi: i corpicini senza vita, soffocati dal gelo e dall’indifferenza. Gli altri due agonizzanti, con l’ultimo soffio di calore che se ne andava attimo dopo attimo.
Trovarli in mezzo al nulla, nell’oscurità totale, è stato letteralmente un miracolo. La rabbia che sentiamo dentro stasera toglie il fiato. Viviamo in una società che si vanta del progresso, ma attorno a noi strisciano ancora individui fermi in un Medioevo oscuro e brutale. Mostri capaci di un gesto simile verso anime innocenti. E ci viene solo da rabbrividire al pensiero di come saranno tenuti anche gli altri animali nelle mani di gente del genere, quegli stessi maiali di cui hanno usato il sacco, trattati come oggetti senza dignità.
Ci hanno chiamato chiedendo se potevamo prenderli. Noi siamo al collasso. Le emergenze continuano a sommergerci ogni giorno, la fatica fisica e mentale è tanta da spezzare le gambe. Ma come si fa a voltare le spalle? Dire di no significava condannarli a morte certa nel fango e nel freddo.
Li abbiamo ospitati. Li abbiamo stretti a noi, ghiacciati, tremanti, senza forze. Stasera non c’è tempo per foto perfette: c’è solo il tempo di riscaldarli, di lottare per strapparli a quella fine orribile, di far sentire loro che non tutto il mondo è fatto di mostri.
Li abbiamo chiamati Dante e Beatrice. Perché sono passati attraverso l’inferno più buio prima ancora di conoscere la vita, e noi vogliamo credere che per loro ci sia finalmente una salvezza.
A chi ha fatto questo: non siete esseri umani. Siete il vuoto assoluto di coscienza e di cuore.
Domani vi mostreremo meglio i loro musetti e vi aggiorneremo sulle loro condizioni. Stanotte vegliamo su di loro, sperando con tutte le nostre forze che ce la facciano.

