Cercano casa I nostri appelli Ultime emergenze

FRANCESCO

Olbia, 01.11.2026
Oggi è il giorno di Ognissanti. Ci si riempie la bocca di parole come devozione, memoria, sacralità. Si accendono ceri e si recitano preghiere per le anime in cielo. Poi abbassi lo sguardo sul ciglio di una strada qualunque e la realtà ti sbatte in faccia il suo conto più lurido: un sacchetto chiuso male, gettato tra le spine come spazzatura. Dentro, due creature venute al mondo da appena quarantotto ore. Uno di loro ce l’ha fatta, lo abbiamo chiamato Francesco. È vivo, aggrappato al respiro con la forza disperata di chi non sa ancora cosa sia il male. Accanto a lui, il fratellino morto. Soffocato, gelato, ucciso da una mano vigliacca prima ancora di aprire gli occhi.
Basta con le scuse. Basta ipocrisie. Non c’è fatalità in questo orrore, non c’è “natura”. C’è solo la scelta lucida, meschina e calcolata di chi si rifiuta di sterilizzare. Continuare a blaterare che «la sterilizzazione è contro natura» per tirchiaggine, pigrizia o totale ignoranza, per poi buttare neonati a morire nei fossi, è il vertice della vergogna umana.
La sterilizzazione è un dovere civile. Gli animali domestici non sono un passatempo usa e getta da moltiplicare nei cortili per poi far sparire le prove dietro una siepe.
La misura della nostra civiltà si vede da come trattiamo chi non ha voce per difendersi. A nulla servono i ceri accesi se poi si tollera l’inferno costruito con la propria indifferenza. Chi compie gesti simili non è un ingenuo: è una persona priva di coscienza, che sceglie di sporcarsi per sempre pur di non assumersi una responsabilità.
Benvenuto al mondo, piccolo Francesco. A chi ti ha buttato resta addosso la propria miseria, a noi resta il dovere di non voltarci mai dall’altra parte, di raccogliere ciò che altri distruggono e di gridare in faccia a tutti che queste atrocità non sono degne di un paese civile.

Post simili