Per non dimenticare

PUPETTA

Olbia, 06.10.2026
PUPETTA È VOLATA VIA. E CON LEI SE N’È ANDATA UNA PARTE DI NOI.
Ci sono dolori che non si possono spiegare. Ci sono ingiustizie così feroci, così disumane, che ti lasciano addosso solo un vuoto sordo e una rabbia che toglie il fiato.
Pupetta non ce l’ha fatta. Il nostro piccolo angelo di cristallo ha chiuso gli occhi per sempre.
Forse quel maledetto pezzo di piombo, incastrato tra le sue vertebre, si è spostato. Forse ha toccato l’ultimo respiro vitale, o forse la sua anima pura, imprigionata in un corpo martoriato, sapeva che la battaglia era troppo impari e ha deciso di liberarsi, di smettere di soffrire. Non siamo nemmeno arrivati a mercoledì. Non le è stato concesso neanche il tempo di sperare.
Oggi ci sentiamo a pezzi, svuotati, distrutti. Abbiamo il cuore letteralmente spaccato a metà.
Mentre guardiamo quel box adesso vuoto, tornano alla mente le sue manine. Quelle zampette delicate con cui stringeva le nostre dita mentre la accarezzavamo. Quella sua vocina dolce con cui chiamava, con cui chiedeva amore e fiducia a una specie che le aveva riservato solo orrore. Come ha potuto un essere umano imbracciare una carabina, mirare al suo corpo indifeso di pochi chili e premere il grilletto?
A te, mostro senza nome e senza cuore che hai sparato a un angelo: sappi che hai strappato la vita alla creatura più dolce del mondo. Ma non sei riuscito a sporcare la sua anima. Pupetta se n’è andata amata, circondata da lacrime vere, da mani che hanno fatto di tutto per proteggerla e accarezzarla fino all’ultimo istante.
Piccola Pupetta nostra, perdonaci. Perdonaci se siamo arrivati tardi, perdonaci se questo mondo malvagio non è stato degno della tua luce. Ora corri, vola libera, senza più piombo, senza più dolore, senza più paralisi.
Non ti dimenticheremo mai. Resterai per sempre una ferita aperta nel nostro cuore.
Buon ponte, piccolo angelo.


Olbia, 30.09.2026
Oggi doveva essere il giorno della verità, il giorno in cui il neurologo ci avrebbe detto se Pupetta potrà mai tornare a correre. Ma il medico non è potuto venire. La visita è rimandata alla prossima settimana.
Un’altra settimana di dubbi. Un’altra settimana di sospiri davanti a Pupetta.
E la crudeltà di questa storia ha un risvolto tecnico che sembra uscito da un incubo: Pupetta non può nemmeno fare una Risonanza Magnetica. Quel proiettile maledetto, quel pezzo di metallo che un mostro le ha sparato nella schiena, reagirebbe al magnete della RM. Se provassimo a guardare dentro di lei, il proiettile si muoverebbe, rischiando di finire l’opera e lacerare definitivamente il midollo.
Siamo fermi. Possiamo solo sperare. Possiamo solo aspettare che la clinica faccia il miracolo di tenerla stabile e che il neurologo, la prossima settimana, trovi uno spiraglio.
Ma mentre noi umani discutiamo di lastre, proiettili e diagnosi, Pupetta ci dà una lezione di vita che ti scava dentro. Se avvicini la mano, lei non si ritrae. Lei non ha paura dell’uomo, nonostante l’uomo le abbia tolto l’uso delle zampe. Ti prende le mani con le sue zampine, cerca di stringerti le dita, ti tiene stretta a sé come a dire: “Non lasciarmi in questo buio”.
I suoi occhi… sono pozzi di luce in cui si riflette tutta l’innocenza del mondo. Ti guarda e ti ruba l’anima. Come si può fare del male a un angelo che, nel momento del dolore più atroce, cerca ancora il contatto, cerca ancora di afferrarti per non cadere nel vuoto?
È un’ingiustizia che grida vendetta al cielo. Quel proiettile ha fratturato una vertebra, ha creato un’emorragia, ma non è riuscito a spegnere la sua voglia di amare.
Vi preghiamo, non dimenticatela. Noi non la lasciamo. Non la lasciamo finché quelle sue manine cercheranno le nostre.
Aiutateci ad aiutarla. Aiutateci a dimostrarle che gli esseri umani non sono solo quelli che imbracciano una carabina, ma sono anche quelli che sanno piangere e lottare per un gattino ferito.
Per favore, continuate a condividere la sua storia. Che arrivi ovunque, che colpisca i cuori di chi ancora sa cosa significa la parola Compassione.


Olbia, 29.09.2026
Pupetta nonostante la paralisi, nonostante il dolore che ha provato e che ancora prova, inizia a fare il “pane” con le zampette anteriori. È il suo modo di dirti che si fida ancora. E poi senti quella vocina sottile, un miagolio dolce che sembra chiamarti, che cerca il tuo sguardo, che chiede solo amore.
In quel momento ti chiedi, con le lacrime agli occhi: come avete potuto?
Come si può guardare un’anima così candida e decidere di premerle contro la canna di una carabina? Come si può sparare a un angelo che risponde alla violenza con le fusa e con il gesto più dolce che un gatto conosca? Avete colpito un corpicino di pochi chili, ma avete ferito l’umanità intera. Avete cercato di spegnere una luce che, invece, continua a brillare con una forza sovrumana.
Pupetta è ancora in clinica. Oggi ha mangiato, e questo ci dà una speranza immensa, perché significa che ha voglia di vivere, che non si arrende a quel metallo maledetto che porta dentro.
Domani sarà una giornata decisiva: verrà visitata dal neurologo. Aspettiamo il consulto con il fiato sospeso, pregando che ci sia una via, un sentiero, anche stretto, verso una guarigione che avrebbe il sapore del miracolo.
Pupetta ti ruba il cuore in un istante. Non puoi non amarla, non puoi non voler lottare insieme a lei. Noi siamo qui, a prometterle che quel proiettile non vincerà sulla sua voglia di “fare il pane” e di chiamarci con la sua voce d’angelo.
Vi preghiamo di continuare a sostenerla. 
Grazie a chi vorrà donare anche solo un piccolo contributo per le sue cure. Pupetta vi ringrazia con la sua vocina, e noi con tutto il cuore.


Olbia, 28.09.2026
L’UOMO HA FALLITO ANCORA: IL PIOMBO CONTRO L’INNOCENZA

Oggi proviamo una rabbia che toglie il respiro, una vergogna profonda per appartenere alla stessa specie di chi ha compiuto questo scempio.
Speravamo in un incidente, in una zuffa tra animali, in un destino crudele ma naturale. Invece la verità emersa dalle lastre in clinica è un proiettile conficcato nell’anima di tutti noi: A PUPETTA HANNO SPARATO.
Non è stato un cane. È stata una mano umana che ha impugnato una carabina ad aria compressa, ha preso la mira e ha premuto il grilletto contro un essere indifeso di pochi chili. Quel piombo, che spesso non ha la forza di penetrare, in questo corpicino fragile ha fatto un massacro: è arrivato dritto alla seconda vertebra toracica, frantumandola.
Il verdetto della clinica è un pugno nello stomaco: lesione midollare, emorragia interna, paralisi completa. Una paralisi alta, altissima, che non le permette di muovere nulla e che minaccia le sue funzioni vitali primarie. Pupetta ora è lì, in un box della clinica, sospesa tra la vita e il nulla, in attesa che il neurologo ci dica se esiste ancora uno spiraglio di luce in questo buio pesto.
Ma la domanda che ci urla dentro è una sola: CHI? Chi può guardare un angelo così dolce, così piccolo, e decidere di distruggerlo per gioco, per noia, per pura e semplice malvagità? Che tipo di mostro vive accanto a noi, cammina nelle nostre strade, e usa un’arma contro chi non può neanche gridare aiuto?
Sparare a un gatto non è una bravata. È un atto di vigliaccheria pura. È il segno di un’anima arida, pericolosa, che gode del dolore altrui. Quel proiettile non ha colpito solo la colonna vertebrale di Pupetta, ha colpito il senso civico, la pietà, l’umanità intera.
Nonostante il dolore atroce e quel piombo maledetto che le ha spento le zampe, continua a essere dolcissima. Ci guarda con una purezza che noi, come esseri umani, non meritiamo.
Ora vi chiediamo di starci vicini più che mai. Le spese cliniche saranno alte, il percorso è incerto e la situazione è disperata. Ma finché vorrà lottare, noi saremo il suo scudo. Non la lasceremo sola davanti alla cattiveria di chi voleva vederla morire.
Se puoi aiutarci a sostenere le cure di questo angelo ferito, te ne saremo infinitamente grati. Pupetta ha bisogno di un miracolo, e della forza di tutti noi per superare questo orrore.
Per favore, condividete questo post. Che si sappia cosa è stato fatto. Che chi ha sparato sappia che Pupetta non è sola.

Olbia, 27.09.2026
Ieri è successo quello che non dovrebbe mai succedere quando sei già al limite: la porta si è aperta e sono entrati due signori. Tra le loro braccia, un fagottino di ossa e pelo che sembrava già appartenere a un altro mondo. “Sappiamo che siete pieni, ma questa gattina sta morendo”, hanno detto.
Ed è vero. Siamo oltre il limite. Non abbiamo più un centimetro di spazio, non abbiamo più un briciolo di respiro. Ma poi abbiamo guardato lei. Abbiamo guardato Pupetta.
Le sue condizioni sono disperate. Forse è stata aggredita da un cane, o forse il male che ha ricevuto ha un’altra firma atroce. Non si regge in piedi. È ferma, fragile, sospesa tra la vita e il nulla. Eppure, in mezzo a questo calvario, è la dolcezza fatta gatto: ti guarda con quegli occhi che chiedono solo un po’ di pace, una carezza che non faccia male.
Non potevamo dire di no. Non davanti a tanta agonia. Abbiamo deciso di accoglierla, di prenderci carico della sua sofferenza, anche se sappiamo che la salita sarà ripidissima.
Domani sarà una giornata cruciale. Pupetta verrà sottoposta a tutti gli esami diagnostici necessari per capire se c’è una speranza, per dare un nome al suo dolore e, speriamo, una cura al suo corpo distrutto. 
Le cure, gli esami, l’assistenza h24 per un caso così critico hanno costi alti. Se volete aiutarci a dare a Pupetta la possibilità di tornare a camminare, di tornare a respirare senza fatica, ogni piccolo gesto sarà la sua boccata d’ossigeno.
Grazie a chiunque deciderà di essere la forza di Pupetta in questo momento di buio totale.

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